Approfondimenti

5 gennaio 2018

Peppino Impastato e quel cinema che non dimentica

di Andrea Gruberio
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Peppino Impastato e quel cinema che non dimentica

Una vita passata a combattere la mafia con satira e ironia, per rendere ridicoli i suoi nemici. Oggi, 5 gennaio 2018, ricorre l’anniversario della nascita di Peppino Impastato, giovane giornalista e attivista siciliano che avrebbe compiuto 70 anni. Peppino fu ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 a Cinisi, cittadina a pochi chilometri da Palermo, per ordine del boss mafioso Gaetano Badalamenti. Il 9 maggio 1978 è anche il giorno in cui fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro in via Caetani, a Roma.

Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, nel 1948 in una famiglia invischiata negli ambienti mafiosi locali, già da giovane Peppino aveva preso le distanze dalle attività del padre, provando a denunciare l’operato delle cosche e l’omertà che si respirava a Cinisi e per questo il padre lo cacciò di casa.

Nel 1977 fondò Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denunciava i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini. Il suo bersaglio principale era il capomafia Gaetano Badalamenti, che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto.
Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. Nel 1978 si candidò come consigliere comunale nella lista di Democrazia Proletaria e alla vigilia delle elezioni, venne assassinato.

Solo grazie all’impegno del fratello Giovanni e della madre Felicia nel 1984 fu riconosciuta la matrice mafiosa dell’omicidio. Badalamenti fu indicato come il mandante e solo l’11 aprile 2002 fu condannato all’ergastolo, morendo in carcere due anni dopo.

La vita di Peppino, così come il suo impegno civico sprezzante di ogni pericolo, hanno saputo ispirare le coscienze di molti. Il mondo del cinema, al dire il vero, si è occupato forse ancora troppo poco di Peppino. Tuttavia, registi e attori che si sono soffermati sulla sua vita hanno confezionato prodotti di indubbio valore artistico e morale. Andiamo a scoprirli insieme.

I cento passi

«Visto così dall’alto, uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo e invece non è così! In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere […] dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più di com’era prima, non ci vuole niente a distruggere la bellezza».

Questa è una delle tante frasi che hanno reso celebre I cento passi, film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato. Alla fine degli anni ‘60 a Cinisi, la mafia domina e controlla la vita quotidiana oltre agli appalti per l’aeroporto di Punta Raisi e il traffico della droga. Peppino Impastato, giovane animato da uno spirito civico irrefrenabile che lo impegna nella lotta alla mafia, apre una piccola emittente radiofonica, Radio Aut, dalla quale colpisce con originalità ed ironia i potenti locali fra i quali “zu Tanu” Badalamenti. La pellicola, travolgente e cruda, oltre alla lotta di Peppino, mette in luce lo scontro generazionale tra il protagonista e il padre Luigi, colpevole per non avere la forza di recidere quel legame con l’ambiente mafioso, creato per convenienza e cresciuto per vulnerabilità. Il titolo della pellicola prende il nome dal numero di passi che occorre fare a Cinisi, per andare dalla casa degli Impastato fino a quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti. Il titolo ha dato il nome all’azienda vinicola Centopassi, costituita in provincia di Palermo da due cooperative dell’associazione Libera che gestiscono beni confiscati alle mafie. Il film ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il premio per la miglior sceneggiatura alla Mostra del cinema di Venezia nel 2000, mentre all’edizione nel 2001 I cento passi ha vinto un David nelle categorie migliori costumi, miglior sceneggiatura, miglior attore protagonista a Luigi Lo Cascio e miglior attore non protagonista a Tony Sperandeo – reso celebre per il suo “viso da duro” anche per altri ruoli di personaggi legati alla criminalità organizzata, come nelle fiction La piovra, Distretto di Polizia e Ultimo – L’infiltrato – per la sua mefistofelica interpretazione sullo schermo del boss Badalamenti.

Felicia Impastato

Il secondo lungometraggio liberamente ispirato dalla vita di Peppino vede protagonista la madre, Felicia Bartolotta, interpretata da una magistrale e intensa Lunetta Savino (Cettina di Un medico in famiglia è solo un lontano ricordo), e il suo impegno civico e sociale nella lotta alla mafia. Il film inizia idealmente dove finisce I cento passi: dopo la scomparsa del figlio Peppino, il 9 maggio del 1978, Felicia Impastato decide di fare qualcosa che fino a quel momento nessuna donna in Sicilia aveva fatto mai. Con coraggio e determinazione, Felicia rompe l’omertà denunciando i nomi dei responsabili della morte del figlio e inizia una battaglia durissima contro tutti e tutto, rincorrendo quello Stato che vorrebbe archiviare il delitto come atto terroristico prima e come suicidio poi, per coprire gli interessi dei mafiosi. Il soggetto e la sceneggiatura sono firmate da Diego De Silva e Monica Zapelli, con la consulenza di Giovanni Impastato, figlio di Felicia e fratello minore di Peppino. La regia è di Gianfranco Albano ed è andato in onda in prima serata su Rai 1 il 10 maggio 2016.